BIOGRAFIA
Ugo MALVANO
(Torino 1878 - Finale Ligure 1952)
1878 Nasce a Torino da una famiglia dell'alta borghesia ebraica; segue gli studi classici: montagna e arte sono, fin dall'adolescenza, i suoi campi d'interesse privilegiati.
1897-98 Realizza i primi dipinti durante gli studi universitari, prediligendo subito la tematica del paesaggio che caratterizzerà la sua produzione.
1900 Inizia l'attività alpinistica cimentandosi in impegnative escursioni assieme a noti accademici del CAI: se ne ha riscontro in alcune riviste specialistiche dell'epoca e nell'ampia documentazione archivistica di fotografie realizzate dal pittore stesso. Per molti anni la montagna rappresenterà un tema ricorrente nei dipinti di Malvano: non a caso il suo nome è inserito fra i "pittori di montagna" citati in una pubblicazione del 1912.
1903 Si laurea in medicina a Torino, ma non eserciterà la professione medica e proseguirà l'attività artistica. Gli studi presso la prestigiosa università torinese lo mettono in contatto con l'ambiente del socialismo umanitario. In questi anni sono documentati rapporti con i pittori M.Bedeschi, A.Tavernier, R.Ubertalli, C.Maggi e con il Cenacolo artistico-letterario di Pollone.
1907 Espone alla Promotrice di Torino, dove sarà presente con regolarità fino al 1936. Inizia nel frattempo una serie di soggiorni a Parigi, dove frequenta artisti e intellettuali e stabilisce in particolare un rapporto d'amicizia con il pittore Serafino Macchiati, lo scrittore politicamente impegnato in campo socialista Henri Barbusse e sua moglie Helyonne Mendès, pittrice.
1909 Partecipa con tre opere al Salon d'Automne a Parigi; il confronto con l'ambiente artistico e culturale francese, la frequentazione di gallerie e "Salon", gli consentiranno di aggiornare il proprio linguaggio figurativo sui modelli di impressionismo e postimpressionismo.
1911-15 Viaggia fra Italia e Francia, con lunghe permanenze invernali a La Thuile, dove dipinge all'aperto confrontandosi con Cesare Maggi, di cui nel 1912 scrive la presentazione per il catalogo della Biennale veneziana. Nel 1913 e 1914 espone a Parigi al Salon des Artistes Français, nel 1915 è presente alla Mostra Annuale della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano.
1915-18 Partecipa alla grande guerra come ufficiale del IV Reggimento Alpini e istruttore dei Reparti sciatori; ferito al fronte nel 1915, gli viene conferita la medaglia d'argento al valor militare. Arruolatosi volontario per combattere quella che gli interventisti democratici consideravano "la guerra contro la guerra", ne condivide successivamente la crisi.
1919-29 Ha studio a Torino e Parigi ma vive e lavora prevalentemente in Francia, con soggiorni ad Antibes e a Aumont presso gli amici Henri e Helyonne Barbusse. Cézanne - la cui opera, probabilmente già conosciuta a Parigi, lo impressiona fortemente alla Biennale di Venezia del 1920 - diventa il suo riferimento stilistico e soprattutto etico.
A Parigi espone al Salon d'Automne del 1921 e al Salon des Artistes
Indépendants del 1922; nel
1928 realizza una personale alla Galleria Chéron. A Milano nel 1925 partecipa all'Esposizione Nazionale d'Arte della Reale Accademia di Brera; nel 1926 è presente con 7 opere all'Esposizione delle Vedute di Torino organizzata a Torino dalla Società Fontanesi.
1930 Sposa Nella Marchesini e si stabilisce a Torino.
1933 Personale alla Sala d'Arte Guglielmi di Torino.
1940-45 A causa della guerra e delle persecuzioni razziali si rifugia con la famiglia prima a Drusacco nel Canavese, poi a Rosero sulla collina torinese.
1946-47 Nel 1946 organizza con Nella Marchesini la mostra dedicata ai due artisti alla Galleria La Bussola di Torino e realizza una personale alla Galleria Ghittino di Vercelli. Nuova personale nel 1947 alla Saletta del Grifo di Torino.
1948-51 E' presente alla Quadriennale di Roma del 1948 e alla Quadriennale torinese del 1951, partecipa ad altre manifestazioni artistiche a Torino, Saint Vincent, Alessandria. Illustra con dieci disegni il volume di Barbara Allason "Vecchie ville, vecchi cuori", pubblicato nel 1950.
1951 Colpito da ictus e impedito nell'uso della mano destra, riprende a dipingere con la sinistra.
1952 Muore a Finale Ligure.
1953 Retrospettiva organizzata e presentata dalla moglie Nella alla Galleria La Bussola.
Estratto dal Catalogo della mostra
"Ugo Malvano, un pittore fra Torino e Parigi"- Cherasco 2002 (*)
(Franca Sacerdote)La vita e il percorso artistico del pittore
Ugo Malvano nacque a Torino il 24 novembre 1878 da una famiglia borghese, in cui il padre Giuseppe era banchiere. Egli fu il quarto di sette figli, studiò al Ginnasio Massimo d'Azeglio e poi alla facoltà di medicina di Torino, laureandosi verso il 1902.
Le prime prove pittoriche risalgono all'ultimo decennio dell''800 e furono compiute autonomamente, parallelamente agli studi universitari.
Non esercitò mai la professione di medico, dedicandosi all'arte non appena gli fu possibile a tempo pieno. E' probabile che gli studi universitari fossero stati scelti forzatamente per pressioni famigliari, in un tempo in cui l'arte era vista più come "divertissement" che come professione regolare. Il genere del paesaggio fu subito quello più sentito da Malvano, ispirato da soggiorni in zone alpine, con gite a piedi o in sci (in Piemonte, Val d'Aosta e Svizzera, 1904 - 1905). In quel periodo è anche documentato un viaggio in Egitto che però ebbe esclusivamente scopi turistici e non influenzò le sue scelte stilistiche.
Le prime frequentazioni artistiche rimandano a nomi come Andrea Tavernier, Romolo Ubertalli, Mario Bedeschi e Carlo Follini. Ma il contatto con Tavernier è quello più sicuro e documentabile. Le prime opere datate risalgono al 1897. Si tratta di tavolette ad olio che riprendono angoli di pianura e collina, descritti con tonalità meste e pennellate larghe, talvolta indugiando in macchie più piccole, per meglio rendere gli effetti del vero. Altre tavolette di questo genere si ritrovano con datazioni fino al 1900 - 1901 (cfr. "Paesaggio piemontese", datato 27-6-1898, Galleria d'Arte Moderna di Torino) testimoniando un'aderenza completa al clima culturale del paesismo piemontese del secondo ottocento, con ricordi di Fontanesi ed Avondo.
Pur avendo presente l'impostazione compositiva di questi maestri Malvano non si lasciò attrarre completamente dal loro stile. Il suo carattere doveva portarlo ad un'impostazione del tema naturale in termini più positivi, meno lirici e descrittivi che nei suoi predecessori , più incline ad un'interpretazione della luce e dell'atmosfera nel variare delle ore del giorno.
Si dibattevano allora fermenti positivisti e socialisti, in un clima d'interesse umanitario più che di coinvolgimento sul piano politico. Il nostro Artista poté conoscere ed essere influenzato nella sua personalità da personaggi attivi allora a Torino come : Lombroso, De Amicis, Graf, Pastonchi, Thovez, Cena, Camerana, Giacosa, tutti impegnati in un discorso di serietà morale, d'impegno civile e pedagogico. Malvano dovette essere aperto a questo clima culturale che ben si legava alla sua educazione laica, solo tenuamente legata alle originarie matrici ebraiche.
Sicuramente egli dovette conoscere la famiglia Giacosa per il fatto che ad un certo momento sembrava dovesse sposare Elena, figlia di Piero (fratello del drammaturgo). Quest'ultimo fu presidente dell'Accademia Albertina di Torino fra il 1905 e il 1910.
Il collegamento con i Giacosa è interessante perché rimanda ad un ambito culturale molto fertile, ricco di amicizie nel campo artistico e letterario. Si tratta di un ambiente gravitante attorno al Canavese, al Biellese e a Torino ed avente come poli d'attrazione la casa di Giuseppe Giacosa a Colleretto Parella (ora Colleretto Giacosa) e quella di Delleani a Pollone. Anche se entrambi i famosi personaggi appartennero alla generazione precedente rispetto a quella di Malvano, è probabile che fra loro ci sia stato un momento di contatto agli inizi del '900. Inoltre si sa per certo che il padre dell'Artista affittava una casa a Pollone fra il 1903 e il 1914 , dove si recava la famiglia durante l'estate. In quel periodo sono collocabili sicuri contatti con Delleani, con scampagnate di gruppo con tavolozza e pennelli.
Sviluppi stilistici fra divisionismo ed impressionismo (1910-1915) : l'influsso di A.Tavernier
La figura di Tavernier fu alquanto interessante ed esemplificativa del raccordo fra due generazioni, o meglio fra due stili, l'uno più attento alla fedele riproduzione del vero, l'altro alla tecnica pittorica per una resa della luce naturale.
E' in questo senso che l'insegnamento del Maestro può aver operato su Malvano, rendendosi fertile di sviluppi in una personalità aperta ad altri influssi europei, quali quello dell'Impressionismo e del post-Impressionismo. Solo tenendo presente lo stimolo iniziale che poté provenire da Tavernier ed essere alimentato da altre opere viste in esposizioni torinesi, si può spiegare lo stile che contraddistingue le opere di Malvano verso il 1910. Considerando le opere datate che ci sono pervenute, esiste un salto sostanziale fra il 1901 ed il 1907 - 1910 che segna un cambiamento stilistico notevole con un deciso aggiornamento sul fronte divisionista e poi impressionista.
Quest'evoluzione dovette prodursi dapprima, tramite Tavernier, prendendo in considerazione le esperienze divisioniste italiane, poi guardando alla Francia (i primi viaggi di Malvano a Parigi sono documentati a partire dal 1908-1909).
Prendendo in esame alcune opere di Tavernier si ha un riscontro anche per il nostro Pittore. Quadri come "Sull'Alpe", "Cogne", possono essere paragonati per tecnica ed intonazione coloristica a "Collina torinese" di Malvano (1910 - 1914, GAM, Torino).
Anche se in quest'ultimo la pennellata si divide più metodicamente, la colorazione dominante è il risultato di una mescolanza di toni bruni, marroni caldi, gialli - arancioni e blu profondi tendenti al violetto (specie per le ombre). E' proprio quest'intonazione d'azzurro che contraddistinse le opere di Tavernier e che dovette impressionare Malvano, il quale la riprese più volte fra il 1910 e il 1914 ca., anche quando ormai era immerso in altre esperienze. Nel gruppo di ritratti in interni, di quadretti un po' intimisti ripresi nel suo studio, si ritrova questa tonalità particolare, oltre alla tecnica brulicante ed indefinita del Maestro (cfr. per es. " Donna seduta e tavolino", "Ritratto di donna seduta", "Interno dello studio con figura", tutti collez. Malvano, Torino).
L'altra corrente pittorica che dovette allora aver presente è quella della Scapigliatura lombarda. Questo riferimento è valido per certe sue opere d'interni e nature morte, caratterizzate da una cadenza intimista, accostabili ai modi di certi milanesi, come Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Mentre nelle opere raffiguranti interni od oggetti Malvano lavorava in quest'ambito stilistico, approfondendo uno stato d'animo melanconico e crepuscolare, nei paesaggi ricercava agganci con l'Impressionismo francese. Se si esamina la "Natura morta verde" (1910- 1914, GAM, Torino) o la "Natura morta con piatto e uova" (1910- 1914, collez. Malvano, Torino) il discorso viene chiarito. La scelta di pochi oggetti esalta l'importanza di cose quotidiane, come il piatto, l'uovo, la tazzina, il cucchiaino, il pane, il bicchiere di vino, la frutta ( oggetti che ritroviamo spesso ripetuti negli anni dall'Autore ). La loro resa tecnica è basata su pennellate brevi, su una materia cromatica multicolore, su toni bruni di fondo che caricano l'opera di significati intimisti e crepuscolari.
Il superamento di tali moduli poté avvenire solo grazie all'esperienza francese che rese il lavoro di Malvano molto più rigoroso, basato sul metodo impressionista (si vedano i quadri : "La Senna a Parigi" , "Ponte sulla Senna", entrambe databili 1910-14 e conservate alla GAM, Torino, o ancora "Parigi, Notre-Dame" 1913, collez. privata).
I primi soggiorni francesi e le amicizie con Serafino Macchiati e i Barbusse
Nel 1907 Malvano esordì alla Promotrice di Belle Arti di Torino, esponendo tre studi. Da quella data fu presente quasi annualmente alla mostra torinese, proponendo di solito poche opere che probabilmente non furono mai particolarmente notate.
"Artista schivo quant'altri mai, parco sino alla ritrosia nel mostrare al pubblico le proprie cose" (A.Galvano, Mostre torinesi, ne: Le arti plastiche, 16 gennaio 1933), non cercò mai di forzare i giudizi degli altri o di piegarsi ai gusti alla moda, preferendo effettuare le sue scelte con libertà intellettuale. Se da un lato quest'aspetto del suo carattere gli permise un certo anticonvenzionalismo rispetto ai tempi, dall'altro non gli fornì la spinta o l'ambizione sufficienti per superare uno stadio di ricerca istintiva, che andasse più a fondo per imporsi sui suoi contemporanei. Fu però grazie al carattere indipendente della sua personalità che egli guardò molto presto a Parigi, attirato dalla viva cultura che vi si produceva in quegli anni.
Malvano non andò nella capitale francese in cerca di successo e non s'inserì mai in un ambiente d'artisti famosi: Anche là rimase nell'ombra, pur coltivando persone di un'indubbia levatura intellettuale. E' possibile che abbia avuto contatti con artisti operanti a Parigi ma d'origine italiana, magari presentatigli da torinesi che li avevano precedentemente conosciuti.
Un'ipotesi verosimile è che il tramite per questi rapporti sia stato Balla, artista di formazione torinese, vicino agli ambienti divisionisti prima di passare ad elaborazioni futuriste. Si sa che Balla nel suo soggiorno parigino del 1900-1901 fu ospitato da Serafino Macchiati (Camerino 1861- Parigi 1916), artista d'origine italiana, in Francia dal 1898, legato marginalmente al circolo divisionista milanese e in particolare all'artista e mercante d'arte Vittore Grubicy (Milano 1851-1920).
Si sa per certo che Malvano fu legato da amicizia con Serafino Macchiati, come testimoniano alcune cartoline postali speditegli da Parigi mentre si trovava in guerra (1915-16). Il nostro Artista fu amico anche della famiglia di Macchiati e in particolare della moglie Marie, che visse fino al secondo dopoguerra. Questi dati emergono dalla corrispondenza che Malvano intrattenne con Madame Barbusse, moglie del famoso scrittore Henri. Si trattava di un giro d'amicizie da cui Malvano trasse appoggio spirituale e materiale, essenziali per capire il suo lavoro in Francia.
Fin dai primi viaggi parigini Malvano era in contatto con Macchiati e potrebbe averlo già conosciuto in Italia o forse tramite un giro di persone impegnate politicamente nell'ambito patriottico - umanitario e facente capo ad Henri Barbusse (Asnières 1873- Mosca 1935). D'altra parte anche alcune recensioni scritte in occasione della sua mostra postuma alla Bussola nel 1953, sottolinearono come la conoscenza di Macchiati fosse stata importante per Malvano, per scoprire l'Impressionismo ed introdursi nella vita artistica e letteraria della capitale francese. (Cfr. presentazione di Nella Marchesini, 1953). Fecero parte della stessa cerchia di conoscenze Georges Zezzos ed Ulisse Caputo, artisti d'origine italiana ma trapiantati a Parigi.
Lo studio di Macchiati fu frequentato anche da Madame Barbusse (come testimoniano alcune lettere) fino al 1916, anno della morte del Maestro. A testimonianza del periodo d'apprendimento esiste una cartellina di studi a matita di Ugo Malvano, interessanti specialmente perché datati con precisione. Il gruppo di disegni (collez. Malvano, Torino) è conservato sotto l'intestazione "Accademia di Parigi", ma la scritta sembra non autografa, aggiunta posteriormente. Sono tutti studi di figura dal vero e sono datati marzo e maggio 1910.
Questi anni sono per lui decisivi : la scoperta degli Impressionisti e il contatto con Parigi gli donano l'entusiasmo di produrre molte opere. Il paesaggio cittadino gli fornisce l'ispirazione per numerosi quadri ,costruiti con rigore facendo uso di pennellate parallele e divise, di colori modulati in modo da rendere l'impressione del motivo. I tagli prospettici sono calmi ed equilibrati, ben centrati nello spazio della tavola. (Cfr. "La Senna a Parigi", 1913). Le prime opere d'ispirazione impressionista riprendono in parte Monet e Sisley. Malvano guardò allora specialmente alla Senna, al gioco di riflessi nell'acqua, alla luce atmosferica che interessò gli Impressionisti, ripercorrendone la maturazione artistica attraverso lo studio degli stessi paesaggi.
Il motivo si riduce talvolta solo ai dati essenziali, come ad esempio in "La Senna a Parigi" (op.cit.), dove le pennellate parallele si distanziano fra loro lasciando emergere in parte la tavola. E' specialmente nel "plein-air" che egli concretizza la lezione degli Impressionisti, rivivendo la fatica del dipingere con ogni clima, pur di sostare di fronte al motivo ispiratore. Egli continuò ad usare questo metodo di lavoro fino agli ultimi anni, tanto che i suoi parenti e in particolare la moglie riferirono (presentazione Mostra postuma, cit.): "Quando se ne andava di buon mattino con la sua grossa cassetta e la giacca blu da lattoniere per i boschi e in mezzo agli alberi, si trovava bene…". Dopo un primo periodo d'entusiasmo Malvano dovette attraversare una crisi (probabilmente poco prima della Grande Guerra), forse dovuta al fatto che non riuscì ad inserirsi come voleva nell'ambiente artistico parigino. Egli ebbe senza dubbio una cerchia di amici ma non vi si stabilì mai con continuità, alternando periodi a Torino e in montagna, lontano dalla vita mondana. Il bisogno di contatto con la natura lo spinse a mantenere contatti con la città nativa e coi luoghi che l'avevano avvicinato all'arte. Malvano dovette esporre i suoi quadri a Parigi in qualche occasione (si citano partecipazioni a collettive per il 1909, 1911 e 1913 in lettere di Madame Barbusse al Pittore). Negli anni antecedenti alla prima guerra mondiale partecipò sicuramente alle Promotrici di Torino.
Uno dei documenti più importanti per ricostruire l'attività di Malvano è l'epistolario di Madame Barbusse che fu molto legata a lui e spesso lo invitò ed ospitò. Ancora negli anni antecedenti la prima guerra mondiale Malvano dovette recarsi nella villa che i Barbusse possedevano ad Aumont, presso Parigi. L'amicizia coi Barbusse fu senz'altro motivata, oltre che da una comunanza d'attività artistica con Madame Helionne, da una vicinanza ideologica con il marito. Henri Barbusse fra il 1910 e il 1914 cominciò ad affermarsi come scrittore maturando quella coscienza politica che lo portò alla partecipazione come volontario alla Grande Guerra, quindi al rifiuto di questa e al Comunismo.
Negli anni della prima guerra mondiale anche Malvano fu impegnato in prima fila come combattente e fu perciò lontano dall'ambiente parigino, pur continuando ad intrattenere un fitto scambio epistolare che è alla base della continuità di amicizie che saranno riprese intensamente negli anni '20.
Dalla prima guerra mondiale agli anni '20
Il 6 luglio 1915 Malvano fu nominato sottotenente e assegnato al 4° Reggimento Alpini. In quest'arma combatté per tre anni e le lettere permettono di seguirne gli spostamenti nelle varie valli alpine (Bardonecchia, Bormio, Valsavaranche, Tione, ecc.). Verso il settembre 1915 egli fu leggermente ferito compiendo un'impresa valorosa e poco dopo ottenne una medaglia d'argento e poi la promozione a tenente.
Presto lo stato d'animo predominante fu caratterizzato da una profonda tristezza, creando una sorta di vuoto dentro di lui che gli impedì di disegnare o dipingere, annullando per un momento la forza ispiratrice degli amati paesaggi montani.
La guerra non gli impedì d'andare a Parigi, facendo rapide puntate con visite agli amici (quelli che non erano al fronte).
Alcuni quadri con titolo e data testimoniano l'esistenza di qualche prova artistica, se non altro in periodi di permesso (per es. "Interno con cassettone, Antibes", 1916 e "Trayas", 10-4-1917). La pausa della guerra servì come momento di meditazione a Malvano che subito dopo, dal 1919, diede parecchi frutti contribuendo a organizzargli le idee in termini più maturi. Gli anni del dopoguerra segnano l'inizio di un lungo periodo di vena felice, serena, ricca di lavoro, viaggi e ispirazione. Nuovi soggetti gli si propongono in Costa Azzurra, ad Antibes e a Le Trayas, dove i Barbusse possedevano una villa. A testimonianza della loro ospitalità restano due ritratti, uno di Madame Barbusse (maggio 1919, collez. Malvano, Torino) e due del marito Henri (probabilmente dello stesso anno). Nella resa impressionistica dei volti, nella scelta dei colori brillanti si sente tutta la gioia della natura, una sorta di liberazione dopo gli anni tormentati. Il primo dipinto ricorda Monet nelle due tele della "Donna con parasole" (1886, Jeu de Paume, Parigi).
Il nuovo periodo di lavoro si apre dunque all'insegna dell'Impressionismo, magari lievemente aggiornato sull'esperienza dei Fauves, guardando ai loro timbri vivaci e mirando a semplificare la composizione.
La ripresa dei maestri impressionisti avverrà con particolare intensità nei suoi quadri degli anni '20 ma ancora nel decennio successivo, spostando però il suo interesse particolarmente su Pissarro e Cézanne. E' in quegli anni che Malvano s'inserì maggiormente nella vita francese, continuando le frequentazioni dell'anteguerra. Grazie all'aiuto di Madame Barbusse poté trovare uno studio da affittare (esiste una lettera del 26 giugno 1919) in Rue Boissonade 17, nel giardino dei Caputo, dove poté passare periodi produttivi pieni d'entusiasmo. Malvano continuò comunque a spostarsi alternando soggiorni parigini ad altri viaggi.
Il dipinto "Venezia, Rio delle Eremite" del 1920 (collez. Malvano, Torino) testimonia la sua presenza nella città, proprio nell'anno della XII Biennale, dove per la prima volta fu organizzata in Italia una mostra individuale di Cézanne.
I quadri di Malvano eseguiti in Costa Azzurra tra il 1920 e il 1921 sono molto luminosi, costruiti a piccole pennellate impressioniste, facendo uso di azzurri intensi, rosa, verdi, violetti (cfr. "Bosco ad Antibes", 1920). Accanto ad essi si situano vari studi, eseguiti talvolta su cartoline, rapidi appunti utili come notazioni atmosferiche, spesso con annotazioni dell'ora. I soggetti si ripetono con poche variazioni, badando più che altro alla tecnica, al raggiungimento dell'impressione.
Talvolta il cromatismo comincia a spostarsi verso tonalità più meste, verso gamme di grigi e bianchi che costituiranno la base della sua tavolozza specialmente alla fine degli anni '20 (cfr. "Piazzetta ad Antibes", GAM, Torino).
Nel 1922 produrrà un'opera di grande formato, studiata in vari quadri preparatori più piccoli, probabilmente raffigurante La Thuile.
All'inizio dello stesso anno espose tre opere al Salon des Indépendants (due Nature morte e un Sottobosco). Ancora nel 1922 si recò a Venezia, probabilmente in corrispondenza di una retrospettiva che si teneva alla XIII Biennale, dedicata a Serafino Macchiati e di una mostra di Tavernier. Questi viaggi e la sua presenza regolare alla Promotrice di Torino ci fanno capire che l'Artista non si trapiantò radicalmente in Francia, continuando ad essere attirato dall'Italia. Benchè alcune fonti citino la presenza regolare di Malvano al Salon des Indépendants tra il 1922 e il 1935, questa non risulta confermata negli elenchi dei partecipanti pubblicati sui libretti delle mostre, se non per il 1922. Il legame di Malvano con Torino rimase vivo, alimentato dai fermenti culturali locali. Dal 1925 si sviluppava infatti il secondo Futurismo e Casorati lavorava organizzando una dissidenza artistica che sfocerà nel Gruppo dei Sei.
I contatti di Malvano con questo gruppo d'artisti si moltiplicarono negli anni '20 e Paulucci frequentò il suo studio in via Rossini 1 a Torino, negli anni 1925-27 circa.
Un'altra amicizia italiana che rivestì grande importanza per il nostro pittore è quella con Cino Bozzetti (Lecce 1876 - Borgoratto Alessandrino 1949), artista schivo e solitario operante per lo più a Borgoratto Alessandrino, molto diverso da lui per carattere eppure spiritualmente molto vicino. La loro amicizia doveva essere di vecchia data ma è documentata approfonditamente a cominciare dagli anni '20. E' in quel periodo che Malvano provò ad applicare lo stesso rigore dell'amico in alcuni disegni ma in generale fu meno puntiglioso, più incline a lasciar spazio alla fantasia e all'istinto.
Un importante gruppo di opere dipinte fra il 1923 e il 1930 si basa su una ricerca stilistica molto indovinata, modulata su ripensamenti di Pissarro, Cézanne, Marquet e Utrillo (cfr. "Scena di mercato a Parigi presso Saint-Médard", 1923, collez. Malvano, Torino ; "Une Rue a Culoz", 1923-25, GAM, Torino ; "Strada di paese, Francia", 1928, collez. privata, ecc.). Sono quasi tutti soggetti francesi, costruiti con rigore, rinnovando le tecniche e le scelte cromatiche e soprattutto accentuando l'interesse per i volumi. Le pennellate si fanno larghe, i contorni sono scuri e addensano le ombre delle cose o delle figure umane accennate.
Una tappa importante nella vita di Malvano fu la sua partecipazione alla mostra "Vedute di Torino" che si tenne a Torino nel novembre 1926, presso la Società Fontanesi, in Palazzo Bricherasio. Assieme a lui troviamo Casorati, Da Milano, Quaglino, Sobrero, Daphne Maugham, Deabate, Chessa, Galante, Menzio e Levi.
La critica non fu allora benevola nei suoi confronti e favorì la sua tendenza a mostrarsi raramente in pubblico. Tuttavia nel 1928 allestì una personale nella galleria Chéron, a Parigi. L'eco della mostra giunse subito a Torino, dimostrando l'importanza di questa sua uscita in pubblico, ben recepita anche grazie all'interesse che in quel momento rivestiva ciò che accadeva a Parigi.
Nonostante il piccolo successo ottenuto quell'anno Malvano cominciò a maturare una certa stanchezza nei confronti di Parigi, motivata dal fatto che non riusciva a mettervi realmente radici. Le amicizie torinesi cominciarono ad attrarlo sempre più, staccandolo a poco a poco dai propositi francesi. L'attaccamento a Torino dovette essere alimentato fra il 1928 e il 1929 dalla conoscenza della pittrice Nella Marchesini, allieva di Casorati, che diventerà sua moglie nel 1930. Con quest'evento la vita di Malvano ebbe una svolta decisiva, distaccandolo sempre più da Parigi ed immergendolo nelle discussioni artistiche locali. La produzione di quegli anni vide perciò il fiorire di soggetti torinesi, studiati con la stessa tecnica di altri motivi francesi, con uno stile collocabile fra Impressionismo e post - Impressionismo (cfr. "Torino sotto il Monte dei Cappuccini" 1929, "Il terrazzo dello studio", 1930).
La sistemazione a Torino e la partecipazione a mostre locali (1930 - 1936)
Negli anni '30 Malvano accentuò l'interesse per le tonalità grigie, nere, bianche e si accostò nuovamente alla natura morta, probabilmente dopo avere visto una mostra di Cézanne a Parigi che lo colpì molto (1930).
Egli studiò il senso del volume del provenzale, cercando di trasporlo nelle sue opere ed ispirandosi anche a livello compositivo (cfr. "Natura morta con zuccheriera profilata d'oro ", 1931). Uno dei temi preferiti fu anche il suo terrazzo dello studio di Via Rossini, con vedute dei tetti torinesi circostanti.
Questo motivo lo coinvolse molto, in una tensione stilistica nuova, modulata in parte ispirandosi a Marquet (per l'uso di contorni scuri).
Nel 1930 Malvano espose di nuovo alla Promotrice che si era trasformata dall'anno precedente in Sindacale, secondo le direttive del governo fascista. Pur non condividendo l'indirizzo assunto dal sodalizio artistico egli si presentò per la prima volta con un certo numero di opere.
Con questa sortita in pubblico la critica si accorse finalmente di lui e si pose a seguirlo con più attenzione. L'interesse di Malvano per la natura morta testimonia quanto fosse vicino alla ricerca di altri artisti torinesi del tempo.
Il matrimonio con la Marchesini non influenzò direttamente il suo stile che rimase legato al paesismo piemontese e francese di fine ottocento e non ebbe mai contatti con le scelte casoratiane.
Nel 1931 espose di nuovo alla Promotrice , mentre nel 1933 allestì una personale alla sala d'arte Guglielmi di Torino, con una cinquantina di opere. La critica accolse con parziale favore questi lavori. Zanzi citò con un certo rilievo in particolare un quadro: "Piazza Carlina con la chiesa di S.Croce" ( 1933 ) che costituisce uno dei primi esempi di una lunga serie di questo soggetto. I toni sono mesti , stesi a larghe campiture che modellano le architetture nelle loro linee essenziali. La sua poetica si fa introversa e malinconica, probabilmente influenzata dagli eventi esterni.
Allora Malvano cominciò a rinchiudersi nell'ambiente famigliare trovando rifugio tra i pochi amici fedeli come Cino Bozzetti e Francesco Lanzone. L'intimo rapporto spirituale che si creò allora con la moglie e con Bozzetti lo portò a desiderare l'allestimento di una mostra comune. L'idea lo attirò per molti anni ma non poté mai essere concretizzata, per cui questa iniziativa rende un giusto tributo ai suoi desideri, realizzando finalmente un suo sogno.
Negli anni '30 Malvano continuò a produrre paesaggi ispirandosi a Cézanne (cfr. per es. "Sottobosco", 1932, GAM, Torino, "Sentiero in pietra e baite", 1937, collez. Malvano, Torino). Alberi, case, boschi sono trattati con pennellate sfaccettate, specialmente evidenti nelle chiome degli alberi. I soggetti paesaggistici di quegli anni sono tutti piemontesi o valdostani e documentano ripetuti ritorni in zone già frequentate fin dagli inizi del secolo (Saint-Vincent, Dolonne, Breno, ecc.).
La presenza di Malvano alla Promotrice di Torino si fermò nel 1936, probabilmente a causa della piega che stavano prendendo tutte le mostre ufficiali, sempre più coinvolte e contagiate dallo spirito antisemita dominante ( specie dopo il settembre - ottobre 1938).
Le leggi razziali aumentarono il suo isolamento anche se per alcuni anni non lo costrinsero ancora a nascondersi materialmente. Vari spostamenti sono documentati fra il 1936 e il 1940, sia in Italia che in Francia. Egli si recò di nuovo a Parigi e rivide i vecchi amici, finché dovette rifugiarsi a Drusacco Canavese per l'inizio della seconda guerra mondiale (almeno dal giugno 1940).
La seconda guerra mondiale e gli anni del dopoguerra.
Durante la seconda guerra mondiale Malvano produsse varie opere, anche se dovette vivere in modo appartato con la famiglia.
Fra il 1940 e il 1943 egli si rifugiò a Drusacco, in Valchiusella, dove la vita scorse in modo abbastanza pacato, anche se talvolta fra gli stenti.
Egli partecipò idealmente al fronte antifascista ma non si impegnò attivamente, probabilmente perché doveva pensare ai figli ancora piccoli e perché non era ormai più molto giovane. Gli avvenimenti di quegli anni influirono sul suo stile, con la scelta di soggetti sempre più malinconici e invernali, resi con toni grigi e tristi, con un impasto cromatico scabro, ridotto all'essenziale. Dipinse specialmente paesaggi o nature morte e accentuò le tonalità plumbee (cfr. "Drusacco canavese, baite" 1941-42, collez. Malvano, Torino).
Nella sua ricerca estetica egli ebbe presente il lavoro di Bozzetti che abitando in campagna poteva seguire pazientemente lo scorrere delle stagioni e registrarne i minuziosi cambiamenti. Il rapporto epistolare con l'amico continuò in quegli anni, sostenendolo e dandogli occasione di scambi di idee sull'arte.
Malvano si trovò allora per la prima volta lontano dalla città continuativamente e sfruttò questa opportunità per dedicarsi ad un amorevole studio della natura. I punti di riferimento stilistico rimasero Cézanne e Marquet: ricordi del primo si hanno nella scelta dei paesaggi e nella struttura delle pennellate, larghe e parallele, quasi sfrangiate nella resa dei volumi più aerei come le chiome degli alberi o i cieli nuvolosi. Richiami a Marquet si trovano nell'uso di contorni scuri, di campiture larghe con colori modulati su gamme di grigi (cfr. "Paesaggio di montagna", 1940-43, GAM, Torino). Fra l'agosto del 1944 e il giugno del 1945 Malvano si rifugiò a Rosero, sulle colline torinesi, ed abbandonò la pittura dedicandosi per forza di cose solo al disegno. Ci sono pervenuti molti schizzi di quel periodo : paesaggi collinari, boschi, interni con nature morte. Lo stile è basato su tratti paralleli con masse chiaroscurate per rendere le chiome degli alberi o gli oggetti delle composizioni. I soggetti sono schizzati in piccoli fogli ma anche in formati più grandi, con una tale minuziosità di tratto da renderli veri e propri lavori finiti e non solo esercizi preparatori. Gran parte dei disegni è datato marzo - aprile 1945, testimoniando in coincidenza con la Liberazione una ripresa di fervore artistico.
La risistemazione a Torino ebbe luogo verso la fine di ottobre del 1945 (come testimonia una lettera a Bozzetti ). Subito l'Artista cercò di organizzare delle mostre, probabilmente per riuscire a guadagnare qualcosa. Fra il 1945 e il 1946 egli iniziò ad affermarsi o meglio a farsi conoscere e comprare da alcuni estimatori.
Nell'aprile del '46 espose con Nella Marchesini alla Bussola, ma questo dovette nuocergli in quanto la critica e il pubblico furono molto attenti a lei, sminuendo il significato delle sue opere.
Furono in particolare notati alcuni quadri di Piazza Carlina e una natura morta con fiori ( soggetto che compare in quegli ultimi anni, cfr. "Natura morta con fiori",1946, GAM, Torino).
Nel marzo 1947 Malvano tenne una mostra personale nella Saletta del Grifo a Torino, esponendo una trentina di piccoli paesaggi e vedute cittadine. L'esposizione fu seguita con un certo interesse e commentata dai critici positivamente.
Nell'ottobre del '48 egli partecipò al Premio Saint-Vincent con un'opera intitolata "Nel bosco", probabilmente identificabile con una tela abbastanza grande dipinta a Drusacco. Nel luglio del '49 morì l'amico Bozzetti e così s'interruppe la fitta corrispondenza di molti anni, tanto utile a ricostruire la sua attività. Per gli ultimi anni rimangono alcuni appunti di un diario di Nella Marchesini che percorrono con toni tristi e poetici le ultime tappe della sua vita.
Le opere migliori del periodo 1946-50 sono quelle costruite con pennellate sempre più larghe ed essenziali, variando il triste cromatismo con scelte coraggiose di rossi, rosa, azzurri, violetti, per cieli variegati o acque mosse, lasciando trasparire ampi tratti di cartone bianco (cfr. "Le Porte Palatine"; "Il Po e il Monte dei Cappuccini", "Fiumi e barche", ecc., tutti collez. Malvano, Torino e databili 1946-50 ).
Quest'indirizzo stilistico fu approfondito da Malvano fino all'ultimo, estremizzandosi per certi versi nel 1951, quando fu colto da una paralisi al lato destro e continuò a dipingere con la sinistra. Con grande forza di volontà egli dipinse riducendo i soggetti alla loro essenzialità, preferendo composizioni floreali con rose, dalie, ortensie.
Il 12 agosto 1952 Malvano fu stroncato dalla malattia mentre si trovava a Finale Ligure in villeggiatura.
(*) Riproponiamo qui l'approfondito studio della Sacerdote, tuttora meritevole di interesse se pur non aggiornato rispetto ai nuovi importanti dati acquisiti con le successive ricerche sull'attività pittorica ed espositiva di Malvano (cfr. scheda biografica).